Iscriversi al Club Alpino Italiano: Perchè? PDF Stampa E-mail
Scritto da Ivano Bellodi   

ISCRIVERSI AL CLUB ALPINO ITALIANO: PERCHE’?

Sul notiziario mensile “Lo Scarpone” del febbraio 2011 ho letto un interessante articolo della Redazione che riportava una serie di riflessioni del professor Luigi Gaido - vice presidente della Sezione di Torino- e che, se ben ricordo, ebbi modo di conoscere, perché condividemmo un brevissimo momento della vita militare.

Egli fa notare come in questi ultimissimi anni ci sia stata una piccola ma indicativa inversione di tendenza nell’iscrizione dei soci al nostro club.

 

Dopo anni di caduta libera oggi si testifica un rinnovato interesse per la socializzazione e per il desiderio di appartenenza a un club importante ma anche complesso come il CAI.

Egli fa un’analisi molto precisa e ad ampio raggio; due sono i punti che mi permetto di riprendere e rilevare e che mi trovano in sintonia: il primo quella che la nostra società sta modificando molti costumi e stili di vita, la seconda sulla proposta di formazione e accompagnamento.

Da un primo superficiale pensiero che la nostra società si stia degradando (e in parte è vero ed è quella che troviamo purtroppo nelle cronache) si passa in verità a una società ricca di pensionati “giovani” che hanno tanta voglia di restarlo a tanti giovani che hanno tanta voglia di far bene.

La montagna s’inserisce in queste tipologie offrendo situazioni ricche di emozioni e momenti di attività ludica e ricreativa ma anche di grande profondità culturale.

Ricordo il nascere di tante attività slow (alcune non condivisibili), la riscoperta del turismo termale, della crescita e della conoscenza dei prodotti enogastronomici territoriali, la possibilità di una frequentazione per tutta la famiglia, i costi che certamente ci sono ma abbastanza sostenibili, ecc.

Queste attività sono fatte al di fuori dell’associazione CAI, e allora cosa suggerisce Luigi Gaido e porta l’esempio e i successi di chi percorre questa strada e visto i risultati di cui sopra ha ben ragione.

Le Sezioni si devono proporre ai soci e non soci come veri depositari della tradizione e della cultura alpina: le scuole di ogni genere già sviluppano questi temi e in aggiunta compiono la formazione tecnica e di sicurezza; settori che devono essere incrementati, soprattutto quelle di primo impatto (leggi escursionismo estivo e invernale) che diventano i veicoli trainanti all’avvicinamento del grande pubblico di giovani e meno giovani.

Vi è poi il grande valore della nostra storia ormai vicino ai 150 anni, la storia delle specifiche sezioni (la Sezione di Arona è stata fondata nel 1930 ndr) e la nostra cultura del territorio e dell’ambiente montano estivo e invernale e, un fatto (rimarca ancora Gaido) da non sottovalutare: il piacere di essere uniti in una buona comunità.

La Sezione di Ivrea nel suo programma annuale, un piccolo e simpatico librettino, ricorda i vantaggi dell’iscrizione, pochi in verità ma molto seri, e termina con un pensiero molto fine: “Iscriversi al CAI deve essere occasione d’impegno personale per la conoscenza di una vita fatta di entusiasmo, coinvolgimento e volontariato”.

Ivano bellodi